I bolognesi di adozione sui muri che parlano

Sapete quale strumento è di rigore nella visita a Bologna? Il binocolo. Non potete certo farne a meno quando, naso all'insù, volete conoscere i bolognesi di adozione ricordati dalle lapidi disseminate in vari punti della città.

Potreste iniziare da quella affissa in via S.Stefano n.33. Risale al 1898, anno in cui Bologna volle celebrare il centenario della nascita del marchigiano Leopardi, definito «il poeta del dolore», che qui soggiornò a lungo accanto al Teatro del Corso, distrutto nell'ultima guerra.

L'itinerario potrebbe proseguire alla ricerca delle epigrafi carducciane. Sono ben tre nel centro storico a ricordare le case in cui il poeta toscano via via abitò: la prima in via Broccaindosso n.20, la seconda in Strada Maggiore n.37 e l'ultima in piazza Carducci n.5.
Commovente la prima del 1935 (centenario della nascita), dove si dice che «qui per la morte del piccolo Dante amore e dolore gli dettarono <Pianto antico>». La seconda celebra «gli anni gloriosi delle "Rime nuove" e delle "Odi barbare"». Più solenne la terza che ricorda il dono della casa al Comune da parte della regina Margherita, omaggio al «cantore dell'Italia nuova ed antica».

Ritornati in Strada Maggiore, l'itinerario può proseguire con la casa del pesarese Gioacchino Rossini al n.26. Nel 1968, nel centenario della morte, sul lato che prospetta su piazza S.Michele fu scoperta la lapide che inneggia al «creatore mirabile sommo di capolavori» musicali. Da qui, dopo un breve tragitto, in via Pepoli n.1. E gli amanti dell'opera lirica troveranno anche la casa in cui abitò il bergamasco Gaetano Donizetti quando era allievo del liceo musicale.

Non solo poeti e musicisti di altre regioni hanno amato Bologna, ma anche virtuosi del canto, come il famoso cantante castrato del '700 Carlo Broschi, detto Farinelli. Originario della Puglia, visse qui vent'anni, dei quali alcuni nella Casa Zambeccari di via S.Margherita n.6. Lo ricorda una targa di quelle ovali di colore marrone che segnalano abitazioni, torri, chiese e altri edifici di pregio della città. Distrutta, invece, la villa di campagna di via Zanardi n.31, dove l'artista si rifugiò quando si ritirò dalle scene a soli 32 anni, dopo aver riscosso strepitosi successi in Italia e in Europa.

A questo punto anche gli amanti della pittura e della scultura potranno essere accontentati. Se vi portate in via Sant'Alò n.3, troverete l'epigrafe affissa alla casa in cui «abitò e tenne scuola» il pittore seicentesco di Cento (FE) Francesco Barbieri, detto Il Guercino. Nella centralissima via D'Azeglio, invece, sul lato sinistro della chiesa dei Celestini leggerete la lapide che menziona la sepoltura di Nicolò dell'Arca, scultore nativo di Bari, deceduto nel 1494. Di lui si ricorda l'Arca di S.Domenico dalla quale «ebbe il nome e la gloria».

Se poi vi portate verso la stazione ferroviaria percorrendo via Galliera, al n.65 fermatevi a leggere la lunga lapide che ricorda Copernico, il celebre matematico e astronomo polacco che, con il suo maestro del quale fu ospite dal 1497 al 1500, fece «geniali osservazioni celesti».

Dulcis in fundo, come si suol dire, ma con rammarico vi consigliamo un'escursione fuori porta S.Mamolo, in via dell'Osservanza n.4. Qui troverete la casa dove il Pascoli morì nel 1912. Semplice, ma decorosa, in bei mattoni rossi, era allora in campagna. Qui, un tempo, una piccola epigrafe ricordava il poeta romagnolo. E oggi? Lapide sparita. Perché? Non lo sappiamo. Vogliamo indagare insieme?

Se poi l'argomento «epigrafia» vi appassiona, proverete somma gioia nella ricerca delle numerosissime lapidi della Certosa, dell'Archiginnasio e dell'Università. Bolognesi e non, famosi e non, vi attendono.

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