I portici bolognesi

Caldo? Freddo? Pioggia? Neve? Nessun timore: ripariamoci sotto i portici.
Bologna: città accogliente. Anche i portici c'invitano a restare, camminare lentamente, ad osservare...
Alcuni alti e imponenti, con le loro colonne sormontate da eleganti capitelli, altri bassi e modesti che trasudano un passato di lavoro e di stenti. Alcuni sontuosi e severi, altri "proletari" e colorati di giallo o di rosso, ma tutti ugualmente ospitali sia quando fa caldo sia quando imperversa il maltempo.

Anche Goethe se n'era accorto quando, nel suo "Viaggio in Italia", scriveva riferendosi al suo soggiorno nella città (18.10.1786):
"Verso sera finalmente mi sottrassi a questa vecchia, rispettabile e dotta città, alle sue folle di gente che, protette dal sole e dal maltempo grazie ai portici fiancheggianti quasi tutte le vie, possono andar su e giù, attardarsi a curiosare, far compere e badare agli affari."

I portici bolognesi: ne parlano tanti scrittori stranieri nelle loro memorie sul tour italiano. Come non parlarne? Sono una delle caratteristiche peculiari della città petroniana: 37,882 km nel centro storico, senza contare i 3,5 km del portico di San Luca, i portici della Certosa e di via Mazzini e tutti quelli che sono stati costruiti anche nella periferia piu' moderna. E' un primato di cui i bolognesi vanno fieri perchè nessun'altra città al mondo vanta un tale sviluppo di questo elemento architettonico cosi' particolare.

Potremmo dire che la loro origine si perde nella notte dei tempi...più concretamente: mancano i documenti in merito, ma vari indizi ci portano a pensare che la loro prima costruzione risalga all'epoca della rinascita della città e dell'aumento demografico, legato, per Bologna, all'arrivo di tanti studenti forestieri e all'immigrazione dalle campagne.
Il bisogno di nuovi alloggi portò all'ampliamento delle case esistenti per mezzo di avancorpi sospesi, sorretti inizialmente da sostegni in legno prima, in muratura poi (gli sporti). Dagli sporti ai portici il passo fu breve: avvenne quando si decise di sostituire i sostegni aerei con colonne , anch'esse prima in legno, poi in muratura, che lasciavano libero il passaggio sottostante per pedoni e cavalieri.

Due i documenti per noi piu' significativi: uno del 1091 e l'altro del 1288. Risale al 1091 un contratto d'affitto per una casa situata in via S.Stefano: per la prima volta è attestata l'esistenza del portico, il cui suolo fa parte dell'immobile, quindi è proprietà privata, ma l'uso che se ne fa è pubblico. Del 1288 è lo Statuto Comunale con il quale si rende obbligatoria la costruzione del portico sia in città sia nei borghi suburbani e se ne ordina la manutenzione a spese del proprietario dell'immobile.
Molto interessante anche il bando del 1567 con il quale si impone di sostituire le colonne in legno con altre in pietra entro 3 mesi.
Altrettanto interessante sottolineare un particolare dei portici bolognesi: già negli statuti del sec. XIII si stabilisce che l'altezza non deve essere inferiore ai 7 piedi (m.2,66) per consentire il passaggio a uomini a cavallo.

Altre curiosità? Se volete andare a zonzo liberamente, lasciandovi guidare dallo stesso snodarsi dei portici in varie direzioni, fatelo pure...non finirà di stupirvi la varietà di colonne, dei pilastri, degli archi, degli architravi, dei capitelli, dei colori, dei soffitti e delle pavimentazioni. Buona perlustrazione! Garantita la Sindrome di Stendhal!

Se il famoso complesso di portici che conduce dalla Porta Saragozza alla Basilica di San Luca fa parte dal 2006 dei siti riconosciuti dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità, il 2014 potrebbe portare con sé un riconoscimento più ampio. Quest'anno infatti tutti i portici cittadini, “cosce di mamma Bologna”, giocheranno insieme la partita che li vede in lizza per l'ambito riconoscimento. Sarebbe un grande giorno per tutti i bolognesi.

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