Il Compianto di Nicolo' dell'Arca

"L'urlo di pietra": così Gabriele D'Annunzio definì il «Compianto sul Cristo morto» di Nicolò dell'Arca, gruppo scultoreo in terracotta policroma (1463) che ammirò nella chiesa di S.Maria della Vita in via Clavature.
Un soggetto caro all'arte europea che qui trova la sua espressione più alta, «un'opera senza paragone» afferma Vittorio Sgarbi.

Sette i personaggi di cui s'ignora la disposizione originaria. Al centro Cristo morto, disteso, composto, le mani incrociate sul ventre. Intorno a questo corpo inanimato gli altri sei: da sinistra Nicodemo, Salomè (la madre di Giacomo e di Giovanni), la Madonna, S.Giovanni, Maria di Cleofa e Maria Maddalena.

L'unico in atteggiamento quasi assente è Nicodemo, inginocchiato, mentre gli altri personaggi sono in preda ad un dolore indicibile: trattenuto quello di S.Giovanni, ritratto col mento poggiato sulla mano destra, «urlante» quello delle tre Marie. Di eccezionale realismo sono soprattutto le due Marie di destra che accorrono, sconvolte dal dolore, urlando, con le vesti che sembrano agitate da un vento impetuoso. Magistrale la realizzazione del panneggio. E che dire delle mani di Maria di Cleofa, protese in avanti quasi per non vedere l'orrore della morte?

Un capolavoro. Un unicum. E pensare che il suo geniale artefice, al quale Bologna deve tanto, morì in miseria! Destino comune a tanti artisti, purtroppo.

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