Le Porte di Bologna

Quattro, come i punti cardinali, erano le porte delle mura di selenite: nulla è rimasto.

Diciassette quelle della cerchia del Mille (sec. XII). Ne restano quattro, «mimetizzate» nel centro storico tra case e torri: porta Govese in via Piella, torresotto di S.Vitale all'ingresso di piazza Aldrovandi, torresotto di Castiglione nella via omonima, porta Nova che prospetta su piazza Malpighi.
Tutte ancora in attività perché sotto il loro arco, sormontato da una torre, passa ancora il traffico cittadino. Tutte di rosso mattone, addossate lateralmente alle case, le scoprirete all'improvviso passeggiando lungo i portici o facendo il percorso delle torri.

Dodici le porte della terza cerchia: tre demolite, nove le superstiti. Le potrete osservare facendo il giro delle mura.
Scoprirete, così, che solo porta Saragozza (la più scenografica, totalmente trasformata da un fantasioso restauro ottocentesco) è ancora funzionante e ha l'onore di accogliere, ogni anno, la Madonna di S.Luca quando scende dal colle della Guardia.

Le altre, invece, sembrano elementi di un dipinto metafisico, mute testimoni di un remoto passato, ridotte a spartitraffico qua e là ingentilite da aiuole. Alcune sono state riportate all'aspetto originario del '200 (come le porte Mascarella, S.Vitale, Maggiore, Castiglione), altre conservano quello barocco seicentesco, come le porte Lame e Galliera.

Ciascuna ha la sua storia. Porta S.Felice fu chiamata «Porta Napoleone» perché sotto il suo arco fece ingresso in città il sovrano francese.
Porta Galliera, invece, vide fuggire gli Austriaci nel 1848. Non è da meno porta Maggiore che vide entrare Garibaldi e Vittorio Emanuele II, nonché i soldati polacchi e i partigiani italiani che liberarono Bologna dal nazifascismo nel 1945.

Osservatele ad una ad una e immaginatele nel loro splendore. Pensate che ciascuna aveva il suo custode, il «capitano» con l'incarico di chiuderle e di aprirle ad orari prestabiliti: solo lui aveva le chiavi! A lui, nel Medioevo, veniva amputato un piede se, lasciatosi corrompere, faceva rientrare, nottetempo, la fazione politica che era stata esiliata. Sono cambiati i tempi, ma non del tutto...

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