Michelangelo a Bologna

Fare sosta a Bologna vuol dire scoprirne le bellezze, stupirsi nell'esplorarla piano piano. Appunto: godersela camminando lentamente, osservando edifici, vie, portici, piazze, monumenti. Se poi si passa dai luoghi aperti al chiuso, le occasioni per emozioni forti ed improvvisi stupori non mancano.
Dalla luce alla penombra suggestiva dell'interno di una chiesa gli occhi via via sono attirati da una miriade di particolari.

Supponiamo, ad esempio, di entrare nella maestosa chiesa di S.Domenico, nella centrale via Garibaldi. Unica ampia navata, cappelle laterali riccamente decorate.
Poi, all'improvviso, l'arca del Santo, opera di più artisti.
Un gioiello scultoreo in marmo bianco iniziato nella seconda metà del Duecento da Nicola Pisano e terminato alla fine del Quattrocento da Nicolò dell'Arca e da...Michelangelo.

Sì, proprio Michelangelo
, che siamo soliti «collocare» a Firenze e a Roma. Fu prorio lui a scolpire, alla morte di Nicolò dell'Arca, le tre statuette mancanti della cimasa: S.Procolo, S.Petronio e l'Angelo reggicandelabro.

Sappiamo che Michelangelo venne a Bologna a diciannove anni, nell'ottobre del 1494, fuggendo da Firenze che si trovava sotto la minaccia dell'armata francese guidata da Carlo VIII.
Nel suo soggiorno a Bologna (1494/1495) Michelangelo vide le opere di Jacopo della Quercia ed eseguì le tre statuette sopra citate. Ulteriore sorpresa: non le grandi sculture più note, ma piccole statue.

La più interessante delle tre figure è S.Procolo, rapprerentato con una corta tunica ed il mantello sulla spalla sinistra, sguardo fiero e gambe muscolose.
Molto probabilmente il volto è quello di Michelangelo diciannovenne; S. Petronio è rappresentato con le due mani che reggono la città di Bologna; l'Angelo inginocchiato è il corrispondente maschile del delicato Angelo femminile di Nicolò dell'Arca.
Soprattutto il panneggio e l'impostazione salda dei tre personaggi richiamano l'arte di Jacopo della Quercia.

Dice Stendhal: «Queste figure sono notevoli, vi si vede molto chiaramente che questo grande artista aveva incominciato imitando la natura con la massima accuratezza e che sapeva come renderne tutta la grazia e morbidezza».

chiesa di S.Domenico

Piazza San Domenico, 13

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