Tigelle o crescentine

Non potete immaginare la soddisfazione e il senso di appagamento che si provano uscendo da uno di quei localini «alla buona» disseminati in città, ma soprattutto nella campagna e sulle colline bolognesi.
A cosa si deve questo effetto benefico? Ad un pranzo, ad una cena o ad una merenda a base di affettati, sottoli, formaggi gustati con tigelle e/o crescentine.

Sono i cibi poveri di un tempo di cui bolognesi e modenesi sono ghiotti
e in nome dei quali mettono al bando la tradizionale rivalità.
Le crescentine fritte bolognesi e le tigelle modenesi sostituiscono con onore il pane. Le prime, se cotte a dovere, non sono per nulla unte: tagliate a rombi, gonfie gonfie, servite calde, sono una delizia per il palato anche «asciutte», senza companatico.
Le altre, tonde e di un certo spessore, cotte nell'apposita tigelliera di ghisa, si tagliano a metà in orizzontale e si farciscono.

Chi preferisce le une, chi preferisce le altre, chi entrambe. Sono «i cibi del buonumore» che mettono d'accordo tutti i buongustai e, accompagnati da un buon bicchiere di vino, vi fanno sentire in pace con il mondo intero.

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