Romeo e Giulietta...a Bologna

Dove oggi si trova la fornitissima libreria Mondadori, fra via D'Azeglio e la suggestiva Corte Galluzzi, un tempo si consumava un amore maledetto e dimenticato, che i libri qui esposti non hanno mai potuto raccontare.

Quando Shakespeare scrisse la tragedia “Romeo e Giulietta” scelse di usare come fonte un'antica storia di amore e vendetta che si raccontava a Verona, non dissimile da tante altre nate nell'Italia medievale. Il racconto si innestava infatti sul tessuto sociale del periodo comunale e sulle fratture che dividevano in quei tempi le famiglie nobiliari di ogni città, in bilico fra il sostegno al Papato (Guelfi) e la fedeltà all'Impero (Ghibellini).

Poco prima che Dante nascesse, poteva succedere a Bologna che due casate di opposte fazioni si trovassero a vivere a pochi passi l'una dall'altra.
Era questo il caso dei Galluzzi, fiera dinastia Guelfa, e dei Carbonesi, loro acerrimi rivali.
Gli uni risiedevano vicino all'attuale piazza Galvani, in quel piccolo borgo che ancora oggi si chiama Corte Galluzzi, mentre gli altri vivevano poco distante, nei pressi della strada che, dopo più di sette secoli, continua a portare il loro nome.

Nessuno sa di preciso come accadde ma nel 1258, per un breve attimo, l'amore trionfò sull'odio quando una Virginia Galluzzi ed un Alberto Carbonesi, preda di una reciproca passione, decisero di sposarsi e consumare in segreto il sentimento che li univa. Purtroppo per loro furono scoperti dal padre di lei il quale, con i fratelli, massacrò il ragazzo ed i servitori che avevano coperto l'accaduto.
Lungi dal dimenticare l'amato, Virginia non resse e si impiccò ad una delle finestre di casa dell'amato defunto, come a voler morire il più possibile vicina a lui.

Anche se Shakespeare non ci ha detto di che materia fosse fatta Virginia, di certo il suo sogno d'amore e la sua tragica fine somigliano molto alla storia della più famosa e celebrata Giulietta.

Corte de Galluzzi.

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