Da Bologna a Ravenna

Da piazza di Porta Ravegnana s'irradiano sei strade: se imboccate la via S.Vitale, siete già nella direzione giusta per raggiungere Ravenna.

Giunti a destinazione, il richiamo più forte saranno i mosaici, vanto della città e del suo passato di capitale, di «seconda Roma» (sec. V).Vi consigliamo di iniziare da quelli più antichi (sec.V) che ornano il Mausoleo di Galla Placidia. Difficile staccare gli occhi da quel cielo stellato, dove il blu del lapislazzuli e il giallo oro risplendono esaltati dalla luce soffusa che filtra. attraverso l'alabastro delle piccole finestre.
Il fatto sorprendente è la sobrietà dell'esterno di questo come degli altri edifici paleocristiani ravennati, tutti in laterizi, in contrasto con la magnificenza e la preziosità della decorazione musiva dell'interno.
Lo constaterete voi stessi procedendo nella visita: S.Vitale, i battisteri degli Ortodossi e degli Ariani, S.Apollinare Nuovo. Vi passeranno davanti immagini indimenticabili: personaggi della Bibbia, apostoli e martiri in lunghe teorie, i volti ieratici di Giustiniano e di Teodora, tutti ritratti con motivi stilistici e decorativi tipici dell'arte bizantina.

Dulcis in fundo, nell'immediata periferia, la visita a S.Apollinare in Classe, basilica da non perdere. Varcata la soglia, rimarrete incantati dal mosaico del catino absidale: un prato verdissimo, costellato di fiori, alberi e uccelli, al centro del quale campeggia il Santo in atteggiamento di orante. Una visione mozzafiato.
Se vi resta tempo, non perdetevi neppure la Ravenna sotterranea. Visiterete, quindi, la «Domus dei tappeti di pietra» (secc. IV-VI), così chiamata per i pavimenti a mosaico, in parte con decorazione figurata e in parte con motivi geometrici.

Ritornati in superficie, potreste raggiungere la famosa pineta con i lidi ravennati o immergervi nell'ambiente naturale di Punta Alberete. Un tuffo nella natura dopo aver goduto delle bellezze nascoste di una città che non finisce mai di stupire.


(photo:Basilica di Sant'Apollinare in Classe - credit: Wikipedia)

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